




Tecnica: Acrilico su tela
Dimensioni :70×50
Anno:2026
Andriana Art Poetry





Tecnica: Acrilico su tela
Dimensioni :70×50
Anno:2026
Andriana Art Poetry





















Portare la mia arte in un contesto internazionale, vedere il mio nome il mio lavoro presentati al pubblico, è stata un’emozione intensa. Ogni mostra è un incontro: con nuovi sguardi, nuove sensibilità e nuovi modi di leggere ciò che nasce dentro di me e prende forma sulla tela.
Ringrazio chi ha reso possibile questa esperienza e tutte le persone che si sono fermate davanti alla mia opera.
Monte Carlo, settembre 2026
Andriana Ura -Andriana Art Poetry







Il centro del comando rappresenta il punto in cui energia, decisione e controllo si concentrano. Le forme geometriche si sovrappongono come strutture di pensiero, mentre il cerchio dorato al centro diventa il fulcro assoluto dell’opera: il luogo simbolico da cui nasce la direzione.
Il rosso esprime forza e tensione, il nero autorità e profondità, l’oro li chiama potere e valore, mentre l’argento introduce equilibrio e razionalità.Le linee dorate attraversa la composizione come traiettoria, quasi a indicare che ogni scelta parte da un centro interiore prima di trasformarsi in azione.
È un’opera sul potere di governare se stessi prima ancora di governare ciò che ci circonda.
Dimensioni:50×70
Tecnica: Acrilico su tela
Anno:2026
Andriana Art Poetry






Il centro del mio potere, rappresenta la forza che nasce dall’interno. Il nucleo rosso simbologia energia, volontà e identità ,mentre l’oro che si espande nello spazio richiama una potenza che cresce e si manifesta verso l’esterno.Il nero, invece, diventa lo sfondo da qui la luce emerge con maggiore intensità.
L’opera racconta quindi il ritorno a se stessi, alla propria forza e al proprio centro interiore.
Dimensioni: 50×70
Tecnica: Acrilico su tela
Anno:2026
Andriana Art Poetry
GJERGJ KASTRIOTI SKËNDERBEU: CONOSCERE LA STORIA PER COMPRENDERE IL PRESENTE “Ata që lexojnë historinë kuptojnë më mirë të tashmen.” Chi legge la storia comprende meglio il presente. È da questa idea che nasce la riflessione attorno a Gjergj Kastrioti, i mbiquajtur Skënderbeu: conoscere il passato non significa semplicemente ricordare date, battaglie e personaggi, ma capire le radici profonde di ciò che siamo oggi. Skënderbeu appartiene certamente alla storia albanese, ma la sua figura supera i confini nazionali. Nel XV secolo divenne protagonista della resistenza contro l’espansione ottomana e, nel tempo, si trasformò in un simbolo di resistenza, identità e difesa della libertà. Ma dietro l’eroe esiste anche il leader politico. Gjergj Kastrioti dovette muoversi tra diplomazia, alleanze mutevoli, conflitti e interessi internazionali. La sua storia ci ricorda che nessun popolo vive isolato e che i Balcani sono sempre stati un crocevia nel quale poteri, culture, religioni e imperi si sono incontrati e scontrati. Ed è proprio per questo che leggere la storia è fondamentale anche oggi. Chi conosce il passato possiede strumenti migliori per riconoscere le dinamiche politiche e culturali del presente. I Balcani portano ancora dentro di sé secoli di divisioni, alleanze, migrazioni, resistenze e identità sovrapposte. Comprenderle significa evitare di giudicare il presente senza conoscerne le radici. La storia di Skënderbeu, quindi, non dovrebbe essere utilizzata soltanto per celebrare un eroe. Dovrebbe servire anche a pensare. A comprendere quanto costi difendere una terra. Quanto sia fragile la libertà. Quanto sia importante conoscere la propria identità senza trasformarla in odio verso quella degli altri. Perché conoscere la storia di un popolo significa comprenderne anche la dignità, la resilienza e la memoria che continua ad attraversare i confini dell’Europa. La storia non serve per restare prigionieri del passato. Serve per evitare di diventare ciechi nel presente. Andriana Art Poetry #Skenderbeu #GjergjKastrioti #Albania #StoriaAlbanese #HistoriaShqiptare #Identità #Balcani #MemoriaStorica #PensieroCritico #AndrianaArtPoetry

IL TEMPIO DEGLI ILLUMINATI: QUANDO LA STORIA INCONTRA IL MISTERO Quanto siamo realmente disposti a mettere in discussione ciò che crediamo di conoscere sul passato? Il Tempio degli Illuminati. Gli Ulvunghi, ovvero la famiglia di Cristo, di Davide S. Amore e Diego Marin, conduce il lettore dentro un territorio affascinante e controverso, dove genealogie, simboli iniziatici, spiritualità e interpretazioni alternative della storia si incontrano. Al centro dell’opera troviamo l’ipotesi degli Ulvunghi e del loro presunto legame con la famiglia di Cristo: una linea di ricerca che gli autori affrontano intrecciando genealogia e interpretazione simbolica. Il libro esplora l’idea di lignaggi e conoscenze che, secondo questa prospettiva, sarebbero sopravvissuti nei secoli lontano dalla narrazione storica più conosciuta. Ma il fascino del volume non si ferma alla genealogia. Simboli, arte, araldica e tradizioni iniziatiche diventano parti di una sorta di mappa invisibile del passato, attraverso la quale gli autori cercano collegamenti tra epoche e culture apparentemente lontane. È importante però distinguere tra ipotesi, interpretazione e fatto storico documentato. Ed è proprio qui che, secondo me, questo genere di lettura diventa interessante: non perché dobbiamo sostituire una verità con un’altra, ma perché possiamo imparare a fare domande. Leggere criticamente significa non credere ciecamente né alla versione ufficiale né a quella alternativa. Significa confrontare. Cercare. Dubbitare. Controllare le fonti. E soprattutto mantenere aperta la mente senza rinunciare alla ragione. Il Tempio degli Illuminati si rivolge infatti a chi cerca una lettura fuori dai percorsi convenzionali e propone chiavi interpretative alternative, lasciando al lettore il compito di interrogarsi e valutare. Perché forse la domanda più interessante non è: “È tutto vero?” ma: “Quanto conosciamo davvero della storia che abbiamo ereditato?”
Andriana Art Poetry #IlTempioDegliIlluminati #DavideSAmore #DiegoMarin #OrizzontiProibiti #Storia #MisteriDellaStoria #Genealogie #Simbolismo #PensieroCritico #Libri #AndrianaArtPoetry


Napoli
26 settembre 2026-ore 17:30
Vernissage dedicato alla poesia
42 poeti, 42 voci.
Un nuovo appuntamento con la parola, l’arte e il mito.

Dal 9 al 13 settembre 2026 parteciperò alla rassegna artistica”Capsicum Art”, nell’ambito della XXXIV Edizione del Diamante Peperoncino Festival, a Diamante, in Calabria.
La rassegna è organizzata da orizzonti contemporanei e Alhena Editore, in collaborazione con l’Accademia Italiana del peperoncino, ed è curato dal critico e storico dell’arte Enzo Nasillo.
Essere presente con il mio lavoro in un contesto che unisce arte, cultura e territorio rappresenta per me un’altra piccola Ma significativa tappa di un percorso costruito con passione, ricerca e libertà espressiva.
Diamante-Calabria
9 -13 settembre 2026
Rassegna artistica “Capsicum Art”








Acrilico su tela
70×50
2026
Andriana Ura
L’opera parla di confini e percorsi che si sovrappongono in una struttura apparentemente ordinata.
Al centro ,un cerchio dorato interrompe la rigidità: presenza, coscienza o individuo che cerca il proprio spazio dentro ciò che lo contiene.






Tecnica: Acrilico su tela
Dimensioni: 50×70
Anno:2026
Artista: Andriana Ura
Un’opera sul confine sottile tra sicurezza e rinuncia.
Due mondi opposti restano ai lati, mentre al centro le mani incatenate raccontano che continua a restare dentro legami, equilibri e convenzioni che non fanno più vivere davvero. A volte ciò che chiamiamo stabilità è soltanto paura di cambiare.





Dimensioni: 50×70
Tecnica: Acrilico su tela
Anno:2026
Artista: Andriana Ura
L’illusione del controllo è un’opera che racconta il rapporto tra potere, massa e coscienza. Al centro, il potere osserva e domina; da una parte c’è chi crede di avere tutto sotto controllo, dall’altra chi procede senza sapere dove andare. Il cervello richiama il vero luogo in cui il controllo agisce: la mente.
Oltre i dogmi della storiografia: Appunti di Storia Proibita Cosa accadrebbe se una parte della storia che conosciamo fosse soltanto una delle possibili narrazioni? È da questa domanda che prende forza Appunti di Storia Proibita di Diego Marin, un’opera che invita il lettore a uscire dai percorsi più convenzionali della storiografia e a osservare il passato attraverso prospettive differenti. Il libro affronta geografie nascoste, simbolismi, dinastie di potere, reti di influenza e interpretazioni alternative degli eventi storici. Il punto più interessante non è credere automaticamente a una versione diversa da quella ufficiale, ma recuperare il valore del dubbio e della ricerca critica. La storia, infatti, non è soltanto una successione di date, guerre e governi. È anche memoria, interpretazione e selezione di ciò che viene tramandato. Marin porta l’attenzione proprio sulle zone d’ombra: quelle parti del passato che spesso rimangono fuori dai manuali o vengono considerate marginali. Un altro tema centrale del libro riguarda la natura del potere. Non sempre visibile, non sempre concentrato nelle istituzioni ufficiali, ma spesso costruito attraverso alleanze, famiglie, simboli, influenze culturali e strutture capaci di attraversare intere epoche. Ed è forse proprio qui che il libro diventa più attuale. Viviamo in un’epoca in cui riceviamo migliaia di informazioni ogni giorno, ma raramente abbiamo il tempo di fermarci e domandarci: chi racconta questa storia? Da quale prospettiva? Quali elementi vengono messi in primo piano e quali rimangono fuori? Appunti di Storia Proibita non deve necessariamente essere letto come un nuovo dogma da sostituire a quello precedente. Può essere letto, invece, come un invito a non smettere di interrogare il passato, confrontare le fonti e guardare oltre la prima risposta disponibile. Perché il pensiero critico nasce proprio così: non dal credere a tutto, ma nemmeno dal rifiutare tutto. Nasce dal coraggio di fare domande.
Andriana Art Poetry #Storia #AppuntiDiStoriaProibita #DiegoMarin #PensieroCritico #Storiografia #Libri #Cultura #Ricerca #StoriaAlternativa #AndrianaArtPoetry


Felice di condividere una nuova partecipazione internazionale.
Sarò presente al progetto”Trofeo Star dell’Arte Montecarlo”Durante Art3F Monaco, dal 11 al 13 settembre 2026.
Un’altra tappa importante del mio percorso artistico.
Ma la memoria non muore con lui Oggi, 27 agosto 2026, è morto Ratko Mladić, ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina. Aveva 84 anni e stava scontando l’ergastolo dopo la condanna internazionale per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La sua morte rappresenta la fine biologica di un uomo, non la fine di una storia. Mladić rimarrà inevitabilmente legato soprattutto a Srebrenica, dove nel luglio del 1995 furono uccisi più di ottomila uomini e ragazzi bosgnacchi. Rimarrà legato anche all’assedio di Sarajevo e a una guerra che lasciò dietro di sé città distrutte, famiglie spezzate, profughi e ferite ancora oggi presenti nei Balcani. Di fronte alla morte di una figura tanto controversa è facile ricadere nelle vecchie divisioni: serbi contro bosniaci, musulmani contro cristiani, vincitori contro sconfitti. Ma sarebbe ancora una volta un errore. I crimini hanno responsabili. Non hanno un’etnia da trasmettere ai figli. Nessun popolo dovrebbe essere dichiarato colpevole per ciò che hanno fatto comandanti, governi, eserciti o gruppi politici. Allo stesso modo, nessun crimine dovrebbe essere cancellato o ridimensionato per proteggere l’orgoglio nazionale. È proprio questo uno degli insegnamenti più difficili lasciati dalle guerre jugoslave: quando il nazionalismo convince gli uomini che la propria identità vale più della vita dell’altro, il vicino può trasformarsi rapidamente in nemico. E a pagare sono quasi sempre le persone comuni. Donne. Bambini. Famiglie. Persone che fino al giorno prima abitavano la stessa strada, frequentavano gli stessi mercati e condividevano la stessa terra. Mladić è morto, ma le vittime non possono diventare soltanto numeri nei libri di storia. Dietro ogni numero esisteva una persona, una casa, qualcuno che aspettava il suo ritorno. La giustizia internazionale ha pronunciato la propria sentenza e quella sentenza appartiene ormai alla storia. La condanna definitiva di Mladić non dovrebbe essere utilizzata per alimentare odio verso il popolo serbo, così come la memoria delle vittime non dovrebbe essere sacrificata sull’altare del nazionalismo o del revisionismo. Ricordare non significa vendicarsi. Ricordare significa impedire che qualcuno possa domani raccontare che non è successo nulla. I Balcani hanno conosciuto abbastanza confini tracciati con il sangue, abbastanza propagande e abbastanza uomini convinti di poter decidere chi avesse diritto di vivere su una determinata terra. Forse oggi la riflessione più importante non riguarda nemmeno Ratko Mladić. Riguarda noi. Riguarda quello che scegliamo di fare con la memoria. Possiamo usarla per continuare una guerra terminata trent’anni fa oppure possiamo trasformarla in uno strumento affinché nessuna nuova generazione debba vivere ciò che hanno vissuto Sarajevo, Srebrenica e tante altre città dei Balcani. Gli uomini muoiono. Le ideologie possono sopravvivere. Ed è per questo che la memoria deve essere più forte di entrambe. Andriana Art Poetry
Negli ultimi mesi ho completato due specializzazioni online attraverso Coursera, realizzate da due università internazionali: Macquarie University e Arizona State University. La prima, Online Learning Design for Educators, mi ha permesso di approfondire il mondo della formazione digitale. Ho imparato a progettare percorsi di apprendimento online in modo più consapevole, a organizzare contenuti educativi, a utilizzare strumenti digitali per coinvolgere chi apprende e a comprendere quanto sia importante adattare l’insegnamento alle diverse esigenze delle persone. Non basta trasferire informazioni. Insegnare significa anche saper comunicare, costruire un percorso comprensibile, scegliere gli strumenti adeguati e creare uno spazio in cui chi studia possa sentirsi realmente coinvolto. La seconda specializzazione, Professional Skills: Strategic Thinking, dell’Arizona State University, mi ha portata invece a lavorare sul pensiero strategico. Questo percorso mi ha insegnato a osservare una situazione da più prospettive, distinguere ciò che è urgente da ciò che è veramente importante, valutare le conseguenze delle decisioni e non fermarmi alla prima soluzione disponibile. Ho approfondito anche capacità legate alla comunicazione, alla leadership, al pensiero critico e alla gestione del cambiamento. La parte che considero più importante è proprio questa: imparare a pensare prima di agire. Il pensiero strategico non serve soltanto nel lavoro o nella gestione di un progetto. Serve nella vita quotidiana. Significa imparare a vedere oltre il problema immediato, comprendere il contesto, valutare alternative e scegliere una direzione invece di reagire semplicemente agli eventi. Questi due percorsi, pur essendo diversi, per me si completano. Uno mi ha insegnato maggiormente come trasmettere conoscenza. L’altro mi ha aiutata a rafforzare come analizzare, decidere e costruire una strategia. E forse è proprio questo il senso della formazione continua: non accumulare semplicemente certificati, ma trasformare ciò che si studia in nuovi strumenti mentali. Ogni corso concluso dovrebbe lasciare qualcosa che rimane anche dopo l’ultima lezione. Nel mio caso rimangono soprattutto tre cose: una maggiore capacità di progettare, una maggiore attenzione alla comunicazione e un modo ancora più strutturato di affrontare problemi e decisioni. Perché studiare non significa soltanto sapere di più. Significa imparare a vedere meglio.

Daughter of Albania: la storia studiata, la vita vissuta Ci sono libri che raccontano una nazione attraverso le date. E poi ci sono libri che raccontano una nazione attraverso la vita di chi quella storia l’ha portata dentro di sé. Daughter of Albania – The Story I Studied, the Life I Lived, di Andriana Ura, nasce proprio da questo incontro tra memoria personale, identità e storia albanese. Non vuole essere soltanto un libro sull’Albania. È il racconto di un legame. Quello tra una donna e la terra da cui proviene. Tra ciò che ha studiato e ciò che ha vissuto. Tra la storia scritta nei libri e quella che rimane nelle famiglie, nei ricordi, nelle partenze, nei silenzi e nelle scelte. Il sottotitolo, “The Story I Studied, the Life I Lived”, racchiude già il cuore dell’opera: la storia non viene osservata soltanto dall’esterno, ma attraversata attraverso un’esperienza personale. Perché conoscere il proprio Paese significa anche chiedersi: Che cosa abbiamo ereditato? Che cosa abbiamo perduto? Che cosa continuiamo a portare con noi anche quando viviamo lontano? Il libro attraversa temi come memoria, storia, identità, libertà e coraggio, mettendo al centro una voce femminile che guarda all’Albania senza separare il passato dal presente. La memoria diventa così qualcosa di vivo. Non nostalgia. Non idealizzazione. Ma uno strumento per capire chi siamo. Le radici, infatti, non dovrebbero impedirci di andare avanti. Dovrebbero aiutarci a capire da dove siamo partiti. E questo vale ancora di più per chi ha conosciuto l’emigrazione, il cambiamento, la distanza dalla propria terra e quella sensazione particolare di appartenere contemporaneamente a più luoghi senza smettere di riconoscere il primo. Daughter of Albania parla quindi anche di appartenenza. Di quella parte dell’identità che non entra in una carta geografica e che non scompare attraversando una frontiera. Una lingua. Una memoria. Una famiglia. Una storia. Un modo di guardare il mondo. Il messaggio che emerge dall’opera può essere racchiuso in una frase: non nasciamo soltanto da una terra; nasciamo anche dalla sua storia, dai suoi silenzi e dal coraggio che ci lascia in eredità. Ed è forse proprio questo il valore di un libro costruito tra autobiografia e memoria storica. Ricordare che dietro ogni grande evento ci sono sempre vite individuali. Persone che hanno visto cambiare un Paese. Persone che sono partite. Persone che sono rimaste. Persone che hanno dovuto ricostruire la propria identità lontano da casa. Perché la storia di una nazione non appartiene soltanto agli archivi. Appartiene anche alle persone che l’hanno vissuta. E quando una di quelle persone decide di raccontarla, la memoria privata può diventare testimonianza collettiva. Daughter of Albania è questo: la voce di una donna, la memoria di una terra e una storia consegnata alle generazioni che verranno. Perché conoscere le proprie radici non significa vivere rivolti all’indietro. Significa avere abbastanza memoria per scegliere con maggiore consapevolezza dove andare.

Cronache del Dominio: il potere attraversa i secoli? Ci sono libri che raccontano gli eventi. E poi ci sono libri che cercano di capire chi muove gli eventi. Cronache del Dominio: Dagli Atlanti ai Rothschild, di Diego A. Marin, appartiene chiaramente a questa seconda categoria. L’opera si muove nel territorio della storia alternativa, della mitologia, dei simboli e delle interpretazioni non convenzionali del potere. Il suo percorso è volutamente ampio e provocatorio: parte da civiltà antiche e mitologiche, come Atlantide, per arrivare fino alle grandi dinastie finanziarie dell’età moderna. La domanda che attraversa tutto il libro è semplice, ma enorme: il potere cambia davvero, oppure cambia soltanto forma? Secondo l’impostazione dell’opera, dietro guerre, trasformazioni politiche, economie e strutture sociali potrebbe esistere una continuità molto più lunga di quanto normalmente immaginiamo. Il testo esplora infatti narrazioni nascoste, teorie di cospirazioni storiche e forme di potere transgenerazionale, interrogandosi su come il controllo economico, politico e culturale possa essersi trasformato nel corso dei secoli attraverso élite e gruppi dominanti. È importante però distinguere una cosa. Questo non significa che ogni collegamento proposto debba essere considerato automaticamente una verità storica dimostrata. Il valore di un libro di questo tipo sta soprattutto nella sua capacità di spingere il lettore a fare domande. Chi possiede il potere? Come si trasmette? Quanto contano denaro, simboli, religione, informazione e controllo culturale? E soprattutto: quanto di ciò che chiamiamo storia nasce dagli eventi e quanto, invece, dal modo in cui quegli eventi vengono raccontati? Cronache del Dominio unisce mitologia, storia occulta ed economia geopolitica proprio con l’obiettivo di mettere in discussione la narrazione storica ufficiale e invitare il lettore a interrogarsi sui cosiddetti “fili invisibili” che attraverserebbero epoche e sistemi di potere. Ed è qui che il libro può diventare interessante anche per chi non condivide necessariamente tutte le sue conclusioni. Perché mettere in discussione una narrazione non significa automaticamente sostituirla con un’altra. Significa imparare a confrontare fonti, distinguere fatti da interpretazioni e non consegnare il proprio pensiero a nessuno. Il potere più forte, infatti, non è sempre quello che vediamo. A volte è quello che riesce a convincerci che non esistano alternative al modo in cui ci viene spiegato il mondo. Per questo leggere opere controverse può avere un valore, purché si mantenga sempre uno sguardo critico. Non per credere a tutto. Ma nemmeno per rifiutare tutto prima ancora di averlo esaminato. Forse la domanda più utile che questo libro lascia non è: “Esiste davvero un dominio nascosto che attraversa i secoli?” La domanda più interessante potrebbe essere un’altra: “Quanto siamo consapevoli dei meccanismi attraverso cui il potere viene costruito, conservato e raccontato?” Perché conoscere non significa necessariamente trovare una verità definitiva. A volte significa semplicemente smettere di accettare risposte automatiche. E cominciare a guardare più attentamente.

📚 Quattro libri, quattro viaggi diversi. Dalla scoperta dell’anima dell’Albania al rapporto con il tempo, dalla consapevolezza nelle relazioni fino alla poesia che lascia tracce. Journey into the Soul of Albania Nel Tribunale del Tempo Convivere con il Narcisismo Proibito Cancellare Ogni libro nasce da una domanda, da un’esperienza, da una riflessione diversa. ✨ Trovate tutto su Amazon cercando Andriana Ura.

INFINITY 55 × 75 cm
Acrilico su tela, 2026
Andriana Ura – Andriana Art Poetry
Due forme si incontrano al centro e da quel punto nasce un movimento che sembra non avere fine. Le linee si aprono nello spazio come strade, possibilità, pensieri e direzioni diverse. Il turchese richiama l’acqua, il cielo, la profondità e quella sensazione di qualcosa che continua oltre ciò che riusciamo a vedere. Infinity parla di connessione, origine e continuità. Possiamo prendere strade diverse, allontanarci, cambiare direzione, ma esistono punti, legami ed energie che continuano a unirci. Perché alcune cose non finiscono davvero. Cambiano forma, si trasformano, ma continuano. Infinity.


Historia e Skënderbeut: leggere il passato per capire il presente Historia e Skënderbeut, scritta dall’umanista albanese Marin Barleti, è una delle opere storiche e letterarie più importanti dedicate alla figura di Giorgio Castriota Scanderbeg, protagonista della resistenza contro l’Impero Ottomano nel XV secolo. Scritta originariamente in latino e successivamente tradotta in diverse lingue europee, l’opera contribuì in modo significativo alla diffusione della figura di Scanderbeg anche fuori dall’Albania, presentandolo come simbolo di resistenza e come “difensore della cristianità”. Il libro racconta battaglie, strategie militari, gesta eroiche e qualità umane di Scanderbeg, ma non è soltanto una cronaca di guerra. Nelle sue pagine entrano anche i valori tipici dell’Umanesimo: onore, coraggio, sacrificio e difesa della propria terra. Ed è proprio qui che il libro continua a parlare anche al presente. Perché conoscere la storia non significa vivere nel passato. Significa capire da dove arriviamo. Significa conoscere le scelte, i conflitti e i sacrifici che hanno contribuito a formare l’identità di un popolo. La frase che accompagna l’opera riassume perfettamente questo concetto: “Ata që lexojnë historinë kuptojnë më mirë të tashmen.” Coloro che leggono la storia comprendono meglio il presente. Una frase semplice, ma profondissima. Un popolo che conosce la propria storia non deve usarla per alimentare odio verso gli altri. Deve usarla per riconoscere i propri errori, proteggere la propria memoria e comprendere meglio il mondo in cui vive. Perché la storia non dovrebbe insegnarci soltanto chi ha combattuto contro chi. Dovrebbe insegnarci anche quanto costa la libertà, quanto facilmente si perde e quanta responsabilità richiede conservarla. Historia e Skënderbeut resta quindi non soltanto un racconto dedicato a un uomo, ma anche un’opera legata alla memoria culturale e all’identità nazionale albanese. E forse il suo messaggio più attuale è proprio questo: la storia non serve per rimanere prigionieri del passato. Serve per evitare di entrare nel futuro senza memoria.






Andriana Ura
2026
Acrilico su tela
60 × 80 cm
Origine nasce dall’idea di un centro comune da cui tutto prende forma. Le linee si aprono nello spazio come direzioni, percorsi, identità e confini differenti, ma riconducono tutte a uno stesso punto iniziale. Il blu profondo suggerisce materia, memoria e profondità, mentre l’oro introduce luce, energia e trasformazione. Il contrasto tra i due colori crea un movimento continuo tra espansione e ritorno, distanza e appartenenza. L’opera riflette sull’essere umano e sulle sue differenze: possiamo avere storie, culture, colori e direzioni diverse, ma l’origine resta un punto condiviso. Origine è quindi un invito a guardare oltre le divisioni e a ricordare ciò che, prima di ogni confine, ci accomuna.